martedì 10 aprile 2007

seventeen seconds



riascoltavo l'altro giorno tale lavoro che mi ha provocato 40 minuti di trance. se ci deve essere un simbolo dell'ultravoid musicale d'antan propongo di eleggere "seventeen seconds" a disco-campione. già la copertina, col suo bagliore nella nebbia, bianca come il vuoto, la dice lunga. poi quelle ritmiche scheletriche, quella chitarrina sferragliante, la voce lontana...

come ho fatto ad accorgermene solo ora? un attimo prima dei barocchismi à la "faith", "pornography" et simila (tacendo del resto) e un attimo dopo le dolci incertezze di "3 immaginary boys" questa è la pietra filosofale dei cure, la perfetta incarnazione di quello che volevano rappresentare e, cosa più importante, l'essenza stessa del loro suono. senza storie!

2 commenti:

Franco Zaio ha detto...

Sono d'accordo, ho consumato qul vinile da "giovane" (lo comprai in tempo reale). Un saluto da un libraio che conosci e con cui hai in comune il template del blog e la stima di Labranca. A presto!
PS Io invece sono sempre in mezzo ai libri, nel sottosuolo di via XX...Complimenti Zuffanti jr.!

fz ha detto...

Vedo la tua risposta solo ora..Ciao Franco, piacere di trovarti su queste pagione. Grazie delle belle parole e...se il 23 Febbario non lavori vieni a trovarci alla Fnac, io e Labranca presentimo il reading

Ciao!
Fabio