martedì 20 ottobre 2009

quali strade sceglieremo....


...nell'inverno che è già qua.....


giovedì 19 marzo 2009

Anima Latina


Lucio Battisti
Anima Latina (Numero Uno, 1974)
(n.b. questa recensione appare sul numero di fabbraio delle fanzine contrAppunti del CSPI)

Spesso si è portati a pensare al Lucio Battisti 'progressivo' come a quello di 'Amore e non amore' (1970, vi suona la PFM meno Pagani). Nulla di più sbagliato. 'Amore e non amore' è solo il primo passo del cammino di Lucio in direzione progressiva. Un cammino che continuerà coi successivi capolavori 'Umanamente uomo: il sogno' (1971), 'Il mio canto libero' (1972), 'Il nostro caro angelo' (1973) e che culminerà nell'album del 1974, 'Anima latina', il miglior disco di Battisti nonché uno dei più alti esempi di musica progressiva, non solo italiana.

Da un certo punto di vista, alla luce degli album precedenti, il percorso che portò Battisti a concepire un' opera del genere è abbastanza comprensibile. I semi progressivi sparsi qua e là erano ben visibili nei quattro album che lo anticiparono. Quello che non si riesce a capire è come ad un certo punto la sua fervida mente abbia potuto prendere il volo, fare un balzo così enorme in avanti e concepire un disco come questo, anni luce nel futuro, per il quale forse il tempo giusto deve ancor'oggi venire tanto è originale ed unico.

La prima scelta particolare di Battisti è quanto mai coraggiosa: affossare in fase di mixaggio la voce tanto da farla sembrare immersa in un mare gelatinoso ove a stento riesce ad emergere. E se si pensa a quanta importanza negli anni precedenti ebbe la sua voce, pensare ad un disco dove questa c'è ma non c'è fa meritare una statua al fautore di questa idea solo per il coraggio (Pensate ad un cantautore che ai nostri tempi va per la maggiore, chessò, un Tiziano Ferro, che mette in atto una scelta del genere...immaginate lo scandalo e il suicidio commericiale?)
Poi la musica: L'iniziale 'Abbracciala, abbracciali, abbracciati' è un caleidoscopio di quasi 8 minuti ove annegare, persi tra magnifiche tastiere e fiati in gran spolvero che introducono e accompagno la voce (o ciò che ne resta) abbandonandola poi in una brillante cavalcata. Verso la fine del pezzo una magnifica apertura a tempo dimezzato lascia spazio alla ripresa del tema iniziale e ad una coda iridescente e che introduce 'Due mondi', forse il pezzo più vicino ai dischi precedenti. Una semplice canzone quindi? Macchè! Moog distorto, ancora fiati, percussioni latine ma mai così progressive e un grandioso arrangiamento di chitarre acustiche e mandolini. Battisti qui duetta con Mara Cubeddu (Daniel santacruz ensemble) che canta quasi al limite della stonatura ma in una maniera così particolare da lasciare ammaliati.
Con 'Anonimo' ritorna la calma, il moog apre scenari che troveranno fortuna in certa italo disco della seconda metà degli anni 70. Ma qui non c'è disco (quella verrà con il disco successivo di Lucio, 'La batteria, il contrabasso, etc..'), qui, dopo la parte vocale, c'è un flauto da brividi su un arioso e geniale ritmo dispari (e che dispari! provate a contarlo); poi stacchi, parti acustiche, una strofa un pò allucinata mentre il flauto continua a genialmente a dipingere, il ritmo si fa più sostenuto e il tutto culmina in una ripresa 'bandistica' del tema principale de 'I giardini di marzo'. Un pezzo che da solo vale tutto il disco.
Senza pause ecco poi 'Gli uomini celesti' e la ripresa della stessa. Dolcemente acustica ed elettronica la prima parte, scalmanata la seconda, con una frase solo vocale destinata a stamparsi irrimediabilmente nella memoria.
Come un album concept ecco infine anche la ripresa di 'Due mondi' con piano e voce a concludere degnamente la prima parte dell'album.
Nella seconda facciata il clima è ancora più avanguardistico e surreale e 'Anima latina' (il pezzo) non fa che confermare questa impressione. Dopo una prima sezione vicina a certo jazz-rock comincia il canto...Povero Mogol, quanto deve avere sofferto sentendo le sue parole scritte col sangue gettate ad annegare nella musica senza che se ne capisca il significato...La cosa pazzesca è che il tutto funziona alla grande e ciò che si sente è proprio quello che si deve sentire, ne più ne meno!
(Nota a margine: Con tutto il rispetto pensare che questi suoni siano stati partoriti lo stesso anno di un 'Biglietto per l'inferno', tanto per fare un esempio ci fa chiedere se Battisti avesse il calendario aperto al 1974 o al 2024).
Con 'Il salame' siamo addirittura dalle parti della Tonto's Expanding Head Band (che influenzerà non poco anche il 'M.lle le gladiateur' Battiatesco del 1975). Momenti sospesi, nastri al contrario e il bellissimo flauto a ricamare. Il tutto sfocia nell'ironica parte finale che introduce 'La nuova America' dove i fiati rifanno la loro comparsa su una pletora di chitarre acustiche, tra bellissimi stacchi e cori .
Con l'incipit de 'La macchina del tempo' si assiste ad un momento musicale irripetibile. Quel breve riff di tastiera iniziale è a mio avviso qualcosa di geniale e indimenticabile. Qui la voce, oltre che sommersa, è pure effettata e il clima è sempre più allucinato. Moog, sospensioni, stacchi, aperture, distorsioni, atonalità, pause acustiche, parti percussive. Poi al culmine di tutto questo, sul più bello, la canzone termina...Solo questo pezzo si mangia il mondo musicale degli ultimi 40 anni. Qui c'è tutto e il contrario di tutto. Immenso.
'Separazione naturale' è infine un breve frammento per moog e voce che non risolve e non conclude nulla ma che lascia un grande interrogativo: da quale paradosso spaziotemporale è potuta uscire questa musica ?

Ci sono opere che si ascoltano con il cuore, altre che si ascoltano con la mente, altre ancora che si ascoltano con il cuore e con la mente. 'Anima latina' si VIVE con tutto il corpo e con tutti i sensi in maniera totalmente coinvolgente e avvolgente.
Lunga vita a questo album quindi, forse il più innovativo di tutta la musica italiana. Ed eterna gratitudine a Lucio Battisti, colui che più di tutti ha osato!

mercoledì 31 ottobre 2007

è tornato ultravoid!



ultravoid: il sito nel sito di tommaso labranca è tornato.

ma cos'è ultravoid? entrate e scopritelo

martedì 16 ottobre 2007

WU MING - manituana soundtrack



una suite di tre pezzi da me composti o rielaborati per l'occasione è parte dell' operazione 'manituana - suoni', voluta dal collettivo di scrittori wu ming per commentare a livello sonoro il loro ultimo lavoro intitolato appunto 'manituana' (einaudi).i pezzi da me composti sono stati ispirati dal terzo capitolo del libro intitolato 'cuore freddo freddo'.


al progetto partecipano inoltre subsonica, modena city ramblers ed altri.trovate il tutto liberamente scaricabile nella sezione manituana-suoni del sitodel libro o sul mio myspace

giovedì 2 agosto 2007

se dio vuole...



colgo l'occasione per augurarvi buone vacanze e segnalarvi, per le vostre letture sotto l'ombrellone, il bel volumetto di michele coralli 'swingin' canterbury' pubblicato dalla benemerita tuttle edizioni (blow up) e dedicato alla gloriosa scuola progressiva nata e sviluppatasi nella bella cittadina inglese. un libro ben fatto, di piacevole e appassionante lettura, scritto con maestria e cognizione di causa (ovvero conoscendo molto bene l'argomento trattato).

e colgo inoltre l'occasione per felicitarmi assai del fatto che sempre più stiano venendo a galla nomi nuovi del giornalismo musicale italiano, vedi il sopraccitato coralli, che finalmente affrontano l'argomento musicale senza paraocchi, con professionalità e bravura, grande apertura mentale e con la sottile 'missione' di fare capire al pubblico, specialmente quello più giovane, che il rock può essere anche cultura. che musiche come quelle di canterbury, ma in generale le musiche 'progressive', non devono per forza essere demonizzate o distrutte, come fin'ora e successo, per mano di presunti 'giornalisti' pronti ad attaccare qualsiasi forma di rock contenesse più di 3 accordi e parlasse di situazioni diverse dai vari 'barmario'. e purtroppo di 'giornalisti' così se ne sono visti moltissimi in italia, dal 1977 in poi. (anzi, penso ci fosse una specie di test d'ingresso all'interno delle redazioni, o si aveva una certa mentalità o non si lavorava.)

spero tanto quindi che il libro di coralli sia solo il primo di una lunga serie e che la mentalità di chi scrive di musica possa essere sempre più aperta, per dare spazio e dignità alle cose che meritano e lasciare le passioni per il rock stradaiolo e 'tralaviaemiliaeilwest' nel posto che merita...
(ok, sono stato cattivo pure io, però sono anni che mi incazzo leggendo certe riviste musicali italiane, concedetemelo.)

lunedì 30 luglio 2007

ingmar bergman


lunedì 28 maggio 2007

pioggia e luce ep



comunicato stampa scritto da me medesimo e a me riferito in prima persona:


sono un (non) musicista genovese attivo da alcuni anni all'interno di svariati gruppi e progetti tra i quali ricordo i Finisterre, la Maschera Di Cera, laZona, Hostsonaten e molti altri.


nel 2006 attraverso il guado che mi porta verso la carriera solista e comincio la lavorazione, tuttora in corso, di una serie di pezzi che andranno a comporre il primo album a mio nome.
le mie canzoni - talvolta strumentali, talvolta sussurrate - sono rivestite, volta per volta, da una patina di elettronica, postrock, isolazionismo, psichedelia…


di fondamentale importanza è la ricerca di una certa atmosfera sospesa tra sogno e realtà che si rivela influenzata da fattori non meno importanti che quelli musicali come ad esempio la neve, l'asfalto, la pioggia, il fango, gli armadi, le foglie calpestate, le pietre, i racconti strambi e i terremoti dell'anima...


"pioggia e luce ep" è il mio esordio, un ep di circa 20 min. che è una piccola raccolta di canzoni scritte e cantate nel dormiveglia. sono brevi immagini e suoni che appaiono come fotogrammi consunti prima del sonno o nei momenti che precedono il risveglio. uno spiraglio in miniatura su quello che verrà.

“pioggia e luce ep” esce per l’etichetta genovese marsiglia records (www.marsigliarecords.it) e potete scaricare l'intero cd e l'artwork al seguente indrizzo: http://www.marsigliarecords.it/m021.php